Pretendere di poter delineare e tanto mento pianificare a tavolino un incontro di musicoterapia è presuntuoso e a dir poco impossibile; come poter affermare per certo gli argomenti che verranno trattati in una conversazione tra due persone che si stanno per conoscere, o, nel caso si conoscessero ormai da tempo, rendersi conto che buona parte di quello che succederà non è del tutto prevedibile.
Negli anni passati in Pediatria ho sviluppato però un modello di come questa relazione possa iniziare e di come possa evolversi, ma questo non è altro che un canovaccio che delinea delle fasi e sul quale ciascun individuo potrà più facilmente scrivere il proprio copione.
Tutto inizia con l'incontro di due (o anche più) individui, perché se questo non avvenisse, non si potrebbe nemmeno parlare di musicoterapia. E' forse questa la parte più importante, quella che determinerà tutta la musica che potrà avvenire: l'inizio della scoperta della propria musicalità.
Da questo momento in poi, il musicoterapeuta si occuperà di come sfruttare appieno il potenziale musicale insito in ciascuno di noi, di utilizzarlo per scoprire sé stessi e l'altro, e di servirsene come facilitatore del benessere dell'individuo attraverso attività diverse che vedono l'implicazione della persona in modalità passive oppure attive, a seconda delle necessità e degli obiettivi concordati.
Fare musicoterapia, per me, non significa soltanto suonare uno strumento; ci si può sintonizzare attraverso l'ascolto di un brano, piuttosto che parlando di musica o scrivendo una canzone e da lì seguire e soddisfare le richieste che provengono dall'altro.